piluccando
Lo smarrimento post-berlusconiano mi ha portato a crisi di concentrazione – qualcuno insinuerà che è colpa dell’età; quel(la) qualcuno taccia! “Terrorismo s.p.a”, “Miccia corta”, “L’affaire Moro”, “Il contesto” e “Segreto di stato” in sequenza sfiancano, ma manco si puo’ guardare uno schermo vuoto.
A mali estremi, estremi rimedi: cosciente che mi è impossibile leggere un libro, ne ho presi tre e li ho messi a portata di mano, da aprire per cinque minuti e deporre.
Come primo, per la serie non è mai abbastanza, ho scelto “Tutti i santi giorni”; oramai Repubblica va comprata solo per l’Amaca, il resto è da cestinare.
Come secondo, per continuare verso una depressione caspica, ho scelto “Antologia di Spoon River”; il decano Taylor e il suo ‘Spiritus frumentus’ mi ricorda tanto qualcuno di ben più attuale. Fra un mucchio di righe insulse, geniali, anonime, ogni tanto appaiono scintille illuminanti (come ho riscontrato solo nel paperone dei tempi migliori): “[...] il tanto ambito premio dell’eterna giovinezza non è altro che sviluppo arrestato.”
Ed infine, grazie all’”assunta” saggezza, un libercolo meraviglioso: “Le città invisibili”; la soluzione al nano è quì, a Zobeide: “uomini di nazioni diverse ebbero un sogno uguale, videro una donna correre di notte per una città sconosciuta, da dietro, coi capelli lunghi, ed era nuda. Sognarono d’inseguirla. Gira gira ognuno la perdette. Dopo il sogno andarono cercando quella città; non la trovarono ma si trovarono tra loro; decisero di costruire una città come nel sogno. Nella disposizione delle strade ognuno rifece il percorso del suo inseguimento; nel punto un cui aveva perso le tracce della fuggitiva ordinò diversamente che nel sogno gli spazi e le mura in modo che non gli potesse più scappare.”
Un po’ diverso dallo stato-azienda.
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