battagliuna

Ho appena dato l’ultimo mozzico all’ultimo “battagliuna”. Sembra nulla, ma ciò segna la definitiva fine delle vacanze.
Chi non è mai passato da Girgenti e dintorni, difficilmente conoscerà l’affare; trattasi di frutto acerbo del melone d’inverno. In pratica viene raccolto quando raggiunge pochi centimetri. Ha un gusto che alla lontana puo ricordare un cocomero, ma non immaginatevelo come un cetriolo perché sarebbe fuorviante. Oltre che in insalata si puo mangiare a fine pasto e lascia la bocca pulita e fresca.
Una delle tante, semplici, delizie che vale la pena di provare.

P.S.
Foto non ne ho trovate online, e l’ultimo … è stato appena mangiato!

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adesso hanno il nome di geni, e noi siamo le loro macchine di sopravvivenza

La serata è giusta per riprendere in mano vecchi libri, strane idee e rimanere con i piedi per terra.

[...]
Man mano che gli errori di copiatura avvenivano e si propagavano, il brodo primordiale si riempiva di una popolazione non di repliche identiche, ma di molte varietà di molecole replicanti, tutte “discendenti” dallo stesso antenato. Potrebbero alcune varietà essere state più numerose di altre? Quasi certamente sì. Alcune varietà dovevano essere intrinsecamente più stabili di altre. Certe molecole, una volta formate, avevano meno probabilità di altre di dividersi di nuovo. Questi tipi diventavano relativamente numerosi nel brodo, non solo come diretta conseguenza della loro “longevità”, ma anche perché avevano molto tempo per produrre copie di se stessi. I replicatori ad alta longevità tendevano quindi a diventare più numerosi e, a parità di altri fattori, ci fu nella popolazione di molecole una tendenza evolutiva verso una maggiore longevità.

Ma gli altri fattori probabilmente non erano uguali, e un’altra proprietà dei replicatori, che deve aver giocato un ruolo ancora più importante nel diffondere alcuni replicatori nella popolazione, fu la velocità di replicazione, o “fecondità”. Se le molecole replicatori di tipo A fanno copie di se stesse in media una volta alla settimana, mentre quelle di tipo B fanno copie di se stesse ogni ora, non è difficile capire che molto presto le molecole del tipo A saranno presto numericamente sovrastate, anche se “vivono” molto più a lungo delle molecole di tipo B. Ci sarebbe quindi probabilmente una “tendenza evolutiva” verso una “fecondità” più alta delle molecole nel brodo.

Una terza caratteristica dei replicatori che sarebbe stata sicuramente selezionata è l’accuratezza di replicazione. Se le molecole di tipo X e di tipo Y durano lo stesso tempo e si replicano alla stessa frequenza, ma X fa in media un errore ogni 10 replicazioni, mentre Y fa un errore ogni 100 replicazioni, Y diverrà ovviamente più numeroso. Il contingente X della popolazione perderà non solo quei “figli” che commettono errori “personalmente”, ma anche tutti i loro discendenti, veri o potenziali.

Se sapete già qualcosa dell’evoluzione, potreste trovare qualcosa di leggermente paradossale nell’ultimo punto. Possiamo riconciliare l’idea che gli errori di copiatura siano un prerequisito essenziale per l’evoluzione, con l’affermazione che la selezione naturale favorisce un’alta fedeltà di copiatura? La risposta è che sebbene l’evoluzione possa sembrare, in un certo senso, una “cosa buona”, specialmente poiché noi ne siamo il prodotto, niente “desidera” davvero evolversi. L’evoluzione è un effetto collaterale, qualcosa che succede nonostante gli sforzi dei replicatori (e oggigiorno dei geni) di impedire che succeda. Jacques Monod ha espresso questo fatto brillantemente nella sua conferenza su Herbert Spencer, dopo aver notato: “un altro aspetto curioso della teoria dell’evoluzione è che tutti pensano di capirla!”.

Per tornare al brodo primordiale, esso dovette divenire popolato di varietà stabili di molecole; stabili nel senso che le molecole duravano a lungo singolarmente, oppure si replicavano rapidamente, oppure si replicavano accuratamente. La tendenza evolutiva verso questi tre tipi di stabilità va intesa in questo senso: se tu avessi prelevato dei campioni dal brodo in due momenti diversi, il secondo campione avrebbe contenuto una frazione più alta di varietà dotate di alta longevità/fecondità/fedeltà di copiatura. Questo è essenzialmente ciò che i biologi intendono per evoluzione quando parlano di creature viventi, e il meccanismo è lo stesso — la selezione naturale.

Allora dovremmo chiamare “viventi” le originali molecole replicatori? Chi se ne importa? Io potrei dire a voi “Darwin fu l’uomo più grande mai vissuto” e voi potreste rispondere “No, fu Newton”, ma spero che questo diverbio non durerebbe a lungo. Il punto è che il modo in cui risolviamo il nostro diverbio non influenza la realtà delle cose. I fatti della vita e delle imprese di Newton e di Darwin rimangono totalmente immutati, non importa se li etichettiamo come “grandi” o meno. Similmente, la storia delle molecole replicanti avvenne probabilmente in modo simile a come la sto raccontando, non importa se decidiamo di chiamarli “viventi”. Troppa sofferenza umana è stata causata per l’incapacità di capire che le parole sono solo strumenti al nostro servizio, e che la semplice presenza nel dizionario di una parola come “vivo” non significa che si riferisca necessariamente a qualcosa di preciso nel mondo reale. Non importa se chiamiamo “vivi” i primi replicatori, essi furono gli antenati della vita; furono i nostri padri fondatori.

Il prossimo passaggio importante nell’argomento, passaggio che lo stesso Darwin enfatizzò molto (sebbene lui stesse parlando di animali e piante, non di molecole) è la competizione. Il brodo primordiale non era capace di dare sostentamento a un numero infinito di molecole replicanti. Tanto per cominciare, la terra ha dimensioni finite, ma anche altri fattori di limitazione devono aver giocato un ruolo importante. Nella nostra immagine dei replicatori che agiscono come stampini, abbiamo ipotizzato che essi fossero immersi in un brodo ricco di piccoli blocchi costitutivi molecolari necessari per produrre copie. Ma quando i replicatori divennero numerosi, i blocchi costitutivi dovevano venire usati a una frequenza tale da divenire una risorsa preziosa e scarsa. Le differenti varietà, o linee, di replicatori devono essere stati in competizione per queste risorse. Finora abbiamo considerato i fattori che potevano aumentare il numero di tipi favoriti di replicatori. Ora possiamo vedere che alcuni tipi meno favoriti devono essere diventati meno numerosi a causa della competizione, e alla fine molte delle loro varietà devono essersi estinte. Ci fu una lotta per l’esistenza tra le varietà di replicatori. Non sapevano che stavano combattendo, né se ne preoccupavano; la lotta si conduceva senza alcun sentimento di rancore, anzi senza sentimenti di alcun tipo. Ma stavano combattendo, nel senso che qualunque errore di copiatura che producesse un livello più alto di stabilità, o un nuovo modo di ridurre la stabilità dei rivali, veniva automaticamente preservato e moltiplicato. Il processo di miglioramento era cumulativo. I modi di aumentare la stabilità e di diminunire la stabilità dei “rivali” divennero sempre più elaborati ed efficienti. Alcuni replicatori potrebbero persino avere “scoperto” come distruggere chimicamente le molecole delle varietà rivali, e utilizzare i blocchi costitutivi così rilasciati per produrre le loro proprie copie. Questi proto-carnivori ottenevano cibo e allo stesso tempo eliminavano i rivali. Altri replicatori forse scoprirono come proteggersi, o chimicamente, o costruendo un muro fisico di proteine attorno a sé. Potrebbe essere stato così che apparvero le prime cellule viventi. I replicatori cominciarono non soltanto ad esistere e basta, ma a costruire per sé stessi dei contenitori, dei veicoli per assicurare la loro esistenza continuata. I replicatori che riuscivano a sopravvivere erano quelli che costruivano delle macchine di sopravvivenza per abitarci dentro. Le prime macchine di sopravvivenza non erano probabilmente niente più che strati protettivi. Ma sopravvivere diventava sempre più difficile, man mano che i rivali producevano macchine di sopravvivenza migliori e più efficaci. Le macchine di sopravvivenza divennero sempre più grandi e più elaborate, ed il processo era cumulativo e progressivo.

Questo miglioramento graduale, nelle tecniche e negli artifici usati dai replicatori per assicurare la loro stessa sopravvivenza nel mondo, era forse destinato ad avere fine? Avevano molto tempo a disposizione per migliorare. Quali strani meccanismi di auto-preservazione sono stati prodotti nei millenni? Quattromila milioni di anni dopo, quale è stata la sorte degli antichi replicatori? Essi non sono morti, perché sono campioni assoluti nell’arte della sopravvivenza. Ma non cercateli ancora mentre galleggiano nel mare; da molto tempo hanno rinunciato a quel genere di libertà. Adesso vivono in enormi colonie, al sicuro all’interno di enormi robot torreggianti, completamente sigillati dalle insidie del mondo esterno, e comunicano con esso per vie tortuose ed indirette, manipolandolo con dei comandi a distanza. Si trovano dentro di voi e dentro di me; ci hanno creati, sia i nostri corpi sia le nostre menti; e la loro preservazione è il motivo ultimo della nostra esistenza. Hanno fatto una lunga strada, questi replicatori. Adesso hanno il nome di geni, e noi siamo le loro macchine di sopravvivenza.
[...]

“Geni egoisti e memi egoisti” in “Geni egoisti” di R.Dawkins

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emigrare! emigrare!! emigrare!!!

Alla fine uno si chiede: ma perchè devo restare in Italia? Che mi da di “unico” per cui il gioco vale la candela? Qualità della vita (aria, acqua, libertà – declinata sotto svariate forme, dal potersi muovere a quelle più personali -), possibilità di svilupparsi e chi più ne ha più ne metta. Sono le piccole cose quotidiane che rendono “comoda” la vita: girare la manopola ed avere acqua potabile (addirittura calda), uscire senza inciampare in parcheggiatori improvvisati, andare in un bosco senza avere qualcuno che arrivi con una discoteca (titesi maledetti! ma che ci vuoi fa’ … la cultura è optional), andare alla fermata del tram/bus e incavolarsi se il ritardo supera i 30 secondi; insomma quisquiglie che ti permettono di investire tempo in attività interessanti invece che estenuanti.
Uno si convince che c’è una singolarità italica: the italian way of life non è mercimonio. Palle! Il problema è che l’Italia è piena di italiani … se veramente ci tenessero alla patria, dovrebbero darla in amministrazione controllata ai tedeschi e pagare l’affitto.
La faciloneria tutta italica dà il meglio di sè proprio in questi momenti: il colpo all’ultimo istante, il voler essrere più furbo dell’altro, il voler piegare e rivoltare le regole a proprio piacimento, il sotterfugio e lo spostare l’attenzione dal problema al contorno degno dei migliori trecartisti napoletani.
E.Englaro non la conosco, posso dispiacermi un paio di millisecondi con un solo neurone per lei mentre l’altro pensa a beeeh-lene; il mio cervello è programmato per filtrare apposite situazioni, altrimenti, con i milioni di morti quotidiani che ci sono, sarei già schiattato. Non voglio però che diventi paradigma di vita, della mia vita. Sono già stato espropriato della nascita, vorrei almeno poter dire qualche cosa sulla morte … almeno sulla mia, dato che sono il solo a cui interessa.
Nell’ultima mezza giornata ho letto cose assurde … e poi ci lamentiamo dei talebani – bravissima gente che cerca di evitare gli spogliarelli beeeh-leniani delle proprie donne – si parla di vita e di morte come ciechi davanti ad un arcobaleno, pedoni davanti ad una Multipla, ognuno ha la sua ricetta giusta e nessuno vuole morire perchè la vita è il bene supremo, si recita mentre la si spreca appresso a vecchi rimbecilliti e dementi convinti – fin da piccolo ti dicono che siamo di passaggio verso la vita eterna e poi non ti ci vogliono mandare.
“Cogito ergo sum” diceva un vecchio pezzo – mi pare ante Concilio Vaticano II, piccolo spiraglio in un mondo di cupi benedettini, ma niente paura G&B lo stanno richiudendo: avess’ma fa bbuon ca’ passass troppa luc’.- ma non basta: menti eccelse affermano che anche se non cogito ma posso, in teoria – e grazie a qualche misericordioso infermiere anche in pratica – procreare, allora vivo!!! porc… e i maschietti??? io non posso procreare – anche se l’infermiere ci mette tutta l’arte sua ogni santa notte – allora mi possono accoppare? bella roba … già cogito poco, coito ancor meno … fa a finire che mi sopprimono all’istante. Sorvoliamo sul fatto che non si sta parlando di risolvere integrali ellittici ma di procreazione, ovvero qualcosa che fanno pure i virus; ma tanto vale per svilire una vita vir(i|a)le.
È indecente. Indecente il metodo, il voler attaccare due calamite dalla stessa polarità, il voler inserire un cubo in una sfera (stesso volume, sia chiaro), è indecente l’arroganza di chi fa finta d’esser certo, è indecente il livello di banalità – offensivo per un neonato – con cui vengono bistrattati i diritti fondamentali dei cittadini.
E la Costituzione italiana, figlia di menti eccelse è in mano a porci che la tirano e a voltano a piacimento. Però qualcuno li ha votati – brogli a parte – e ‘sti qualcuno so italiani, perciò gli sta bene, quindi il problema non è il nano (al quale non gliene può fottere di meno di tutto e tutti) ma gli elettori e di qui ritorniamo all’amministrazione teutonica.
Finchè vi accettano ancora negli altri paesi dell’UE … emigrate, gente, emigrate: c’è uno splendido mondo oltre le alpi! … anche oltre il Mediterraneo.

P.S.
Sputagli in faccia, mostragli il dito, non è reato, se l’è meritato.

P.P.S.
mala tempora currunt … ma non pensavo fossero così mala … sono incazzato come uno scoiattolo che ha appena aperto l’ultima noce e la trova bacata! e anche allo scoiattolo dovremo dare pane ed acqua perchè pure lui – anzi almeno lui – si incazza e procrea.
ma se chiamiamo questo “omicidio” che parole dobbiamo coniare per i bimbi africani?

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pensi all’energia nucleare

… momento mi concentro e ci penso… e a che penso? alla lampadina? alla TV? al mio computer mangia watt? alla luce di Cerenkov? a Chernobyl, Three Mile Island? a Fat Boy, a Teller ed Ulman? alla spazzatura che rimane e a come si smaltisce? ai PWR, BWR ad un S8G o ad altro letto in strani fanta-romanzi?
A che pensa uno che si sente rivolgere questa domanda?
È interessante saperlo, se poi mi sento dire che la maggioranza (ne hanno intervistati 1300, super campionati – mega rappresentativi etc.etc. – ma magari uno era sbronzo … se tanto mi dà tanto quello rappresenta 50’000 italiani, che quindi devono sbronzarsi all’instante e rimanerci almeno fino al prossimo sondaggio) ha votato a favore del nucleare.
Ma si può cominciare dicendo “pensi all’energia nucleare.”?
Ma c’è gente che lo fa … e mi chiedo perchè.
Interessante, poi, è la curva della fascia d’età fra i 55-64 anni; leggetevela come volete, ma sono i nostri genitori: e basta guardarsi un po’ in giro per vedere quello che ci stanno lasciando, per credere che il sondaggio sia effettivamente vero.

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“The Big Word Project is redefining words. You pick a word and link it to your website. Your website is then the new definition.”

A prima vista sembrerebbe una buona idea, infatti ci fanno pure soldi (1$ a lettera, per parola … anche se il dollaro vale poco, so’ sempre soldi).
Sarò forse più conservatore di quanto mi creda, ma uno strano brivido percorre la schiena mentre cerco di decifrarne l’(in-)utilità.
Non è abbastanza complicata l’ontologia? C’è necessità di aggiungere nuove dimensione (personali) alle interpretazioni? Che impatto può avere sui motori di ricerca (filtro più, filtro meno)? È solo questione finanziaria la ridefinizione del lessico?
Certo è già successo, continua a succedere davanti ai nostri occhi catatodici [leggi le varie declinazioni personalistiche, piuttosto basse, di libertà varie per pochi e pochi amici], perchè dunque scandalizzarsi per l’ulteriore estensione dell’obbrobrio?

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piluccando

Lo smarrimento post-berlusconiano mi ha portato a crisi di concentrazione – qualcuno insinuerà che è colpa dell’età; quel(la) qualcuno taccia! “Terrorismo s.p.a”, “Miccia corta”, “L’affaire Moro”, “Il contesto” e “Segreto di stato” in sequenza sfiancano, ma manco si puo’ guardare uno schermo vuoto.
A mali estremi, estremi rimedi: cosciente che mi è impossibile leggere un libro, ne ho presi tre e li ho messi a portata di mano, da aprire per cinque minuti e deporre.
Come primo, per la serie non è mai abbastanza, ho scelto “Tutti i santi giorni”; oramai Repubblica va comprata solo per l’Amaca, il resto è da cestinare.
Come secondo, per continuare verso una depressione caspica, ho scelto “Antologia di Spoon River”; il decano Taylor e il suo ‘Spiritus frumentus’ mi ricorda tanto qualcuno di ben più attuale. Fra un mucchio di righe insulse, geniali, anonime, ogni tanto appaiono scintille illuminanti (come ho riscontrato solo nel paperone dei tempi migliori): “[...] il tanto ambito premio dell’eterna giovinezza non è altro che sviluppo arrestato.”
Ed infine, grazie all’”assunta” saggezza, un libercolo meraviglioso: “Le città invisibili”; la soluzione al nano è quì, a Zobeide: “uomini di nazioni diverse ebbero un sogno uguale, videro una donna correre di notte per una città sconosciuta, da dietro, coi capelli lunghi, ed era nuda. Sognarono d’inseguirla. Gira gira ognuno la perdette. Dopo il sogno andarono cercando quella città; non la trovarono ma si trovarono tra loro; decisero di costruire una città come nel sogno. Nella disposizione delle strade ognuno rifece il percorso del suo inseguimento; nel punto un cui aveva perso le tracce della fuggitiva ordinò diversamente che nel sogno gli spazi e le mura in modo che non gli potesse più scappare.”
Un po’ diverso dallo stato-azienda.

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viaggi per pupazzi

Si organizzano viaggi per pupazzi! Il bello è che sono dei tedeschi. Quando l’ho raccontato in giro non ci credevano, pensavano fossero americani: “i tedeschi lavorano!”, m’hanno detto … forse questi sono dell’ex-est :D
Se un pupazzo viaggia, partecipa a pic-nic, passa sotto la Porta di Brandeburgo, insomma ha delle esperienze, si è avviato forse verso il tunnel dell’umanità? E quando verrà abbandonato per altri giocattoli più o meno terreni, ne soffrirà? Sarà necessario organizzare centri di disintossicazione da umano? A quando il primo pupazzo spaziale? Chissà se possono ereditare?

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di tanta buona volonta’…

… armato, parto stamane alla volta consolare – dal tempo di possibile disertore disertato – con l’intento ottimizzante che mi si confà.
Scopo della missione:
- rinnovo passaporto (non elettronico)
- consegna richiesta IT-Card
- consegna richiesta carta d’indentità attenstante la mia EE-icità.

Arrivo ore 9:50, all’entrata un tizio in tuta pseudo rambica mi chiede in italiano stentato per quale motivo voglio accedere ai locali; è vero siamo in Svizzera, ma l’accento del sunnominato tizio non è “nostrano”, anzi … con l’apostrofarmi “signò, lascia l’ombrello, per favore signò … grazie signò …” mi ricorda un immigrato abusivo peruviano in Italia e trasferito con pacco diplomatico sullo zerbino del locale helvetico. Entro, superando gli innumerevoli controlli … disattivati, ritiro il ticket numero 44 (timestamp 05:41), mentre si serve il numero 20, per sportello polifunzionale.
Nell’attesa ne approfitto per un po’ di narcisismo e cerco la fontana elettronica che immortalerà le miei stempiature. La trovo al pianterreno, sommersa da regole e regolette su come autoscattarsi, cosa premere, come non andare a chiedere di cambiare gli spiccioli allo sportello vicino, la macchinetta non dà resto, insomma, tutto il possibile ed oltre tranne … ma quanto costano le foto? boh … una fessura per tagli cartacei, adiacente alla classica per monete, m’inquieta non poco … e non c’e’ resto! … mah … chiediamo … “scusi buona impiegata, quanto costa autoscattarsi?”, “guardi che deve fare le foto così e cosà … stia attento … legga le istruzioni, non quelle della macchina bensì quelle nostre … etc.etc. ” … eehhmmm … perchè nessuno mi capisce? secondo lei cosa ho fatto 5 minuti davanti alla baracca? non ho letto anche chi l’ha costruita, in che anno e in che luogo? … manca il prezzo del servizio!!! … “provi con 8.-” … provi?!? … mah … calma … non siamo in Svizzera, anche se sembra … passata la porta siamo in Italia … pazienza! molta pazienza!
Scatto … foto, 8.- pfuiii … è andata bene; le stempiature avanzano, il confronto fra la vecchia foto e le nuove non lasciano dubbi! saranno le corna … boh.
Intanto passeggia un signore distinto con l’aria del Virgilio in cerca d’autore … “ha preso il numerino?” .. aehmm .. so leggere, si, grazie! guardi il tabellone, quando appare il numero che ha sul biglietto si presenti allo sportello corrispondente! “oh! e io pensavo che fosse per la tombola.”, la voglia di snocciolargli un algoritmo di ottimizzazione dei serventi, ma è solo un attimo di delirio… senta buon Virgilio, il passaporto l’ho sistemato (nel senso che devo aspettare 24 numeri prima del mio) e le foto anche … ora dovrei consegnare i moduli (evitando di regalare il franchetto alle poste) per la IT-Card … “ah! si … ma non c’e’ nessuno!” … si! è Virgilio, un fantasma! … “ma non posso lasciarle semplicemente in segreteria?” … “no, non c’e’ l’addetto!”…. calma! non siamo in Svizzera, anche se dalla finestra vedo il giallo-crociato postale, non siamo in Svizzera! … resistere! resistere! resistere! … respirare, è aria zurighese su pseudo-suolo italico.
Va bene … “senta, ho anche pre-compilato i moduli della carta d’identità, ho l’auto-certificazione e le maledette foto; devo solo consegnare il tutto. Dove?” … “Dunque, ecco a lei un foglietto; chiami di mercoledì e richieda un appuntamento!” … “Ma ho già fatto tutto! devo solo consegnare!” … “Si, prenda appuntamento!” … respirare! respirare!
Vado su, m’accuccio, tiro fuori Gomorra e leggo … 10:05 … la gente si lamenta “guarda quello come s’ammazza di lavoro.”, “bisognerebbe levargli lo stipendio.” ed altre amenità … nessuno che riempia qualche bottiglia, faccia qualcosa … solo le solite chiacchiere.
Le pagine scorrono, storie napoletane … si! c’è chi sta peggio. Plin-plon … numero … pagina … storia … numero … pagina … storia … 11:00 … numero … pagina … stoico fatalismo meridionale … numero … pagina … manco io tiro le molotov … numero … se sei martello batti … numero … se sei incudine statti … 11:30 … pagina … visitors – cavie – eroinomani … pling-plong-pling-plong-pling … tutti allo sportello 7, l’orgia … e mo? boh … mini fila al sette e tre tolti di mezzo, strane teoria delle code… pagina … quarantaquattro! pronti … al 6, sono le 12:05 … “buongiorno, qua i formulari … “, “ah! è sposato? ha figli?”, ma scusi sul foglio c’e’ scritto no … “no, no.” … 30 secondi … “bene, è tutto a posto” -stamp! stamp! il peso rumoroso della burocrazia italiana; “vada al piano di sotto e veda se la collega glielo rilascia in giornata o martedì!”, “grazie, arrivederci.” … e si! so’ venuto a perdere mezza giornata e me ne vado senza passaporto? … vai giù, mini fila senza numero (niente ambo!) … povero cristo davanti a me che rosaria per una foto sbagliata … consegno la cartelletta con modulo e passaporto, “pago ora?”, “no, al ritiro! …” … brivido … “… si accomodi …” … ffiuuuu …”grazie”; 12:15 … pagina … mano mozza … “sig. Gagliardi.” … “ecchime.” .. firmetta, firmetta … “oh! la macchinetta ha sbagliato! rinnovato fino al 2013, le ha tolto un anno; mi spiace … oh, ma lei non è esente … correggo a mano … mi scusi, non è giornata … “, “non si preoccupi, non voleno neanche rinnovarlo, mi serve solo un paio di volte ancora … e poi gli do fuoco… è valido? posso viaggiare?”, “si, ma mi dispiace per l’anno tolto, peccato non abbia le foto altrimente glielo facevo nuovo!”, “noooo!!! non si preoccupi! me lo dia così che va bene, mica m’ha tolto un anno di vita. Grazie e arrivederci.” … 12:25 … “arrivederci, signo’!”.
In fondo, presi singolarmente, i funzionari sono anche gentili e financo simpatici … il problema è che messo insieme il tutto risulta un bordello. Riassumiamo: entro alle 9:45, tempo d’attesa 2:35, tempo servito 0:03 + 0:01 + 0:01, servizio: due firme, due timbri, un modulo di default al terminale, una passata di stampante.
Senza contare che sia la IT-Card che la carta d’identità restano inevase.
alle 12:45 ero al mio posto di combattimento davanti alla mia xtra policy analizzando la rule nr. 147 … alle 16:00, e due caffè dopo, chiudevo con la rule nr. 261! xtra, andata! pronti per l’implementazione.
… buon weekend a tutti e andiamo da Manor.

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politica: “teoria e pratica che ha come oggetto l’organizzazione e il governo dello stato”

Curriculum della nominata: non c’è male. Alla Montalcini le fa un baffo.

Comincio a rimpiangere d’esser passaportato italiano. Apolide è il mio anelito. Mi toccherà chiedere asilo politico alla Confederazione.

È dura! Eppure, pensavo che essndo sopravvissuto ai Modern talking, ai Gazebo (no! non le tende del nanetto!), ai Duran Duran …

Hoping for the best but expecting the worst

Drop! Drop!! Drop!!!

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l’orrore sopra di noi

Vanity Fair, Nr.45, 15.11.2007: Servizio su capi di vestiario per bambini, bambina estemporaneamente seduta su un cumulo di libri, fra questi alcuni vetusti.

Gìà un servizio firmato “Brambilla” … di questi tempi è tutto un programma. La vera bestia resta comunque il fotografo – ma anche chi gliele pubblica.

E sorvolo sull’(ab-)uso infame dei bambini … oramai mi ci sono abituato (ma non c’era la moratoria dei minori nelle pubblicità?), no! quello che mi ha disturbato è stato l’uso dei libri a mo’ di seggiola, di spessore, di zeppa …

E passi anche questo … ci sono *pseudo* libri che potrebbero essere ammessi alla categoria del contrappeso … ma questi sono un po’ vecchiotti, e che diamine! all’epoca stampare un libro era un atto meritorio.

Guardando meglio la costola si legge “Le panorama de la guerre 1916-17″.

… ricalpestare i morti; e – c’e’ da scommetere – non è l’unico libro della serie. Come sensibilità non c’e’ male.
C’e’ un sapore, voglio sperare involontario, perverso nel mettere una bambina seduta su un mare di morti, gonfi, putrescenti, smembrati; e anche se chiusi, se ne possono immaginare i volti mentre – per la secoda volta – lamentano l’orrore sopra di loro.
“[...] siamo divenuti accorti come mercanti, brutali come macellai. Non siamo più spensierati, ma atrocemente indifferenti. Sapremmo forse vivere, nella dolce terra: ma quale vita? Abbandonati come fanciulli, disillusi come vecchi, siamo rozzi, tristi, superficiali. io penso che siamo perduti.” – E.M.Remarque

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